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Chirurgia del Cheratocono: Correzione
 

Allo stato attuale non esistono cure farmacologiche  che  possano guarire il cheratocono.
Il trapianto della cornea (meglio però imparare a chiamarlo con il suo vero nome, innesto tessutale, in quanto la cornea non è un organo ma un tessuto) elimina la cornea malata ma non la causa della malattia stessa.

Il cheratocono è un eccessivo incurvamento di una ristretta area corneale; con il trascorrere del tempo essa tende ad assottigliarsi. Quando si assottiglia cede sempre di più, a seguito della minor resistenza del tessuto stesso. Si innesca di conseguenza un circolo vizioso per cui più si incurva e più si assottiglia.
Mediante l’impiego ti tecniche di chirurgia rifrattiva, è possibile rendere più piatta la cornea rallentando o invertendo sensibilmente il perpetrarsi di questo circolo vizioso.
La maggioranza dei casi di cheratocono accompagnati anche da evidenti deficit visivi, presenta cornee anatomicamente in buone condizioni.
Spesso la deformazione corneale rimane stabile per lunghi periodi se nonper tutta la vita.
Tutte le tecniche utilizzate per rimuovere i difetti visivi che agiscono a livello corneale possono trovare modo di essere utilizzate per migliorare la forma e quindi la capacità visiva di una cornea affetta da cheratocono. Intervenendo con abilità e perizia, occorre evitare che questi tipi di intervento possano precludere ad un eventuale futuro trapianto (= innesto tessutale).
Tenuto conto del tipo di cheratocono, del difetto visivo (miopia o ipermetropia con o senza astigmatismo) dello spessore e delle alterazioni anatomiche della cornea, sarà più indicato procedere tramite l’effettuazione di una gamma di tecniche.
Questi trattamenti a cui il paziente viene sottoposto in regime ambulatoriale e con anestesia a base di colliri, prendono le seguenti denominazioni: cheratotomia radiale asimmetrica, impianto di anelli corneali a spessori differenziati, PTK con laser ad eccimeri, termocheratoplastica.
Associando tra loro più metodiche potrà essere utile, in alcuni casi anche sostituire il cristallino o impiantare una lente aggiuntiva.

 
Correzione del cheratocono mediante lenti a contatto:
 

E’ importante rammentare che, in taluni casi, l’uso di semplici lenti a contatto morbide – incluse le comuni usa e getta – può restituire al paziente una buona acutezza visiva senza interferire in nessun modo con la cornea o scongiurando gli interventi.
Ogni caso è differente dall’altro pertanto questa non può essere considerata alla stregua di una terapia standardizzabile.

E’ fondamentale che al paziente venga fornita un0alanili accurata de quadro clinico completo dell’apparato visivo. Molti pazienti affetti da cheratocono usano lenti a contatto rigide o semirigide. L’utilizzo di queste lenti è stato per lungo tempo l’unica soluzione utile a permettere una visione buona e con l’intento di contrastare l’evoluzione di questa patologia. Attualmente si è preso atto che in alcuni casi la lente a contatto favorisce lo sfiancamento della cornea in quanto comprime la parte più alta e non l’are patologia che deve essere contenuta.
 La compressione cronica indotta da questa lenti può trasformare il cheratocono poco deformato in uno molto deformato. La conseguenza costringe il paziente ad un uso sempre più intenso delle lenti a contatto anche nelle situazioni in cui sarebbe opportuno e consigliabile l’utilizzo d un comune paio di occhiali. L’applicazione di lenti rigide o semirigide in pazienti affetti da cheratocono dovrebbe tassativamente essere consgilata dal medico oculista a seguito dell’esito di un esame strumentale definito “topografia corneale”.
Questo esame dev’essere effettuato prima di qualsiasi applicazione o indagine e verificato dopo un uso prolungato delle lenti. Il principale intento da parte dello specialista in oculistica deve essere quello di valutare l’impianto e l’impatto delle lenti stesse sulla geometria della cornea. Quando è ben applicata, la lente non modifica o altera solo moderatamente la curvatura corneale di partenza; in alcuni casi appiattisce uniformemente “l’apice del cono” favorendo una capacità visiva - per alcune ore fino ad alcuni giorni - migliore anche senza lente.
Un vero e proprio effetto terapeutico è molto improbabile e facilmente confondibile con questo effetto di appiattimento temporaneo.
 
   
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